Internet delle cose
L'Internet delle cose (IdC), dall'inglese internet of things (IoT), è un neologismo utilizzato nel mondo delle telecomunicazioni e dell'informatica che fa riferimento all'estensione di internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti, che così acquisiscono una propria identità digitale in…
L'Internet delle cose (IdC), dall'inglese internet of things (IoT), è un neologismo utilizzato nel mondo delle telecomunicazioni e dell'informatica che fa riferimento all'estensione di internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti, che così acquisiscono una propria identità digitale in modo da poter comunicare con altri oggetti nella rete stessa.
Un'evoluzione significativa dell'IoT è rappresentata dal cosiddetto Web of Things (WoT), un insieme di standard sviluppati dal World Wide Web Consortium (W3C) che si basano sulle tecnologie tradizionali del Web (HTTP, URL, JSON, WebSockets, ecc.).
Storia
Dopo i primi esperimenti empirici come il collegamento di alcune macchine a delle reti di server ARPANET negli anni '80, le prime proposte software di metà anni '90 da parte di alcune multinazionali (Microsoft At Work di Microsoft oppure il NEST di Novell), a partire da fine anni '90 il concetto di IoT andò delineandosi più chiaramente attraverso pubblicazioni scientifiche (come quelle di Nicholas Negroponte del Media Lab del MIT o nel 1999 dell'ingegnere Kevin Ashton, co-fondatore di Auto-ID Center sempre al MIT) e relativi articoli di giornale, per poi essere in seguito sviluppato dall'agenzia di ricerca Gartner.
La Cisco Systems sostiene invece che l'IoT sia nato tra il 2008 e il 2009, quando il numero di oggetti e cose connessi a internet superò quello degli esseri umani.
Nel corso degli anni '10 tale concetto si diffonde enormemente a livello pubblico, soprattutto grazie alla domotica (smart home), ai sistemi di intrattenimento nelle automobili e alla videosorveglianza, ma anche alla e-health e ad altri settori.
Descrizione
Il concetto rappresenta una possibile evoluzione dell'uso della rete internet: gli oggetti (le "cose") si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri. Gli scopi e i campi d'applicazione sono svariati, ad esempio si consente poter fornire da una parte servizi agli utenti e dall'altra parte, quella delle enormi aziende che gestiscono la rete, la comoda possibilità di estrarre dati gratuitamente e dettagliatamente sugli utenti per fini predittivi sia commerciali che propagandistici. Tutti gli oggetti possono acquisire quindi un ruolo attivo grazie al collegamento alla rete internet.
Per "cosa" o "oggetto" si può intendere più precisamente categorie quali: dispositivi, apparecchiature, impianti e sistemi, materiali e prodotti tangibili, opere e beni, macchine e attrezzature. Questi oggetti connessi che sono alla base dell’Internet delle cose si definiscono più propriamente "oggetti intelligenti" (in inglese smart objects) e si contraddistinguono per alcune proprietà o funzionalità. Le più importanti sono identificazione, connessione, localizzazione, capacità di elaborare dati e capacità di interagire con l’ambiente esterno.
L'obiettivo dell'internet delle cose è far sì che il mondo elettronico tracci una mappa di quello reale, dando un'identità elettronica alle cose e ai luoghi dell'ambiente fisico. Gli oggetti e i luoghi muniti di etichette RFID (identificazione a radiofrequenza) o codici QR comunicano informazioni in rete o a dispositivi mobili come i telefoni cellulari.
I campi di applicabilità sono molteplici: dalle applicazioni industriali (processi produttivi), alla logistica e all'infomobilità, fino all'efficienza energetica, all'assistenza remota e alla tutela ambientale.
Tecnologie abilitanti
Nella visione dell'Internet delle cose, gli oggetti creano un sistema pervasivo ed interconnesso avvalendosi di molteplici tecnologie di comunicazione (tipicamente a corto raggio). I tag RFID hanno rappresentato uno dei primi esempi in tale ambito. Tuttavia, nel tempo sono emerse nuove tecnologie in grado di rendere più efficiente la comunicazione tra gli oggetti. Tra esse spicca lo standard IEEE 802.15.4 e, soprattutto, il suo recente emendamento IEEE 802.15.4e, in grado di incrementare notevolmente l'affidabilità dei collegamenti a radio frequenza e l'efficienza energetica, grazie all'adozione del meccanismo di accesso al mezzo Time Slotted Channel Hopping. Queste tecnologie di più basso livello, quando integrate in architetture protocollari basate sul protocollo IP, possono dar concretamente vita alla visione dell'Internet delle cose, essendo in grado di dialogare con i nodi della rete Internet. In tal senso, è importante menzionare i protocolli IETF 6LoWPAN, RPL, e CoAP, in grado di creare operativamente una rete IP di oggetti che può dialogare con la rete Internet per creare nuovi servizi in molteplici domini applicativi.
Aspettative di sviluppo
Il valore del mercato è stimato in 100 miliardi di dollari. Secondo la Ricerca dell'Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato italiano dell'Internet of Things ha raggiunto un valore di 10,9 miliardi di euro (+12% rispetto al 2024), con 175 milioni di Smart Objects attivi, pari a circa 3 dispositivi per abitante. La principale fetta di questo mercato è rappresentata dalle applicazioni di smart metering (i contatori gas intelligenti installati presso le utenze domestiche). Nel prossimo futuro si prevede un’ulteriore accelerazione del mercato, soprattutto per quanto riguarda gli ambiti smart metering, smart car, smart home e industrial IoT.
Le aspettative degli esperti sono che l'Internet delle cose cambierà il nostro modo di vivere in modo radicale. Gli oggetti intelligenti, con capacità decisionale, permetteranno risparmio energetico sia a livello personale (domotica o smart home) sia a livello macroscopico (smart city e smart grid). L'integrazione con internet implica l'utilizzo di IP univoci. IPv4 permette di avere 6 miliardi di indirizzi univoci, ecco perché gli sviluppatori di dispositivi IoT stanno adottando lo standard IPv6, che permette di raggiungere 2128 (circa 3,4 × 1038) indirizzi.
MCMX